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Storia del Siberian Husky: una forza inarrestabile tra i ghiacci

storia del siberian husky

La storia del Siberian Husky è tutto fuorché ordinaria: questa razza ha radici antiche, ma si è imposta con grande coraggio tra i ghiacci dell’Alaska nell’era della Corsa all’oro Americana e delle scommesse sulle corse tra i ghiacci, come ci racconta questo articolo del Siberian Husky Club of America.

Le origini

Come ci dice chiaramente il nome, il Siberian Husky è un cane di origine Siberiana. E’ una razza molto antica, e sembra fosse presente in Siberia già 4000 anni fa.

Come altre razze, ad esempio gli Alaskan Malamute, gli Spitz e i cani nudi, anche gli Husky sono definiti razza primitiva, ovvero che conserva le stesse caratteristiche fisiche che aveva in origine.

Noi lo conosciamo in tempi più recenti, quando veniva allevato in Siberia dalla tribù eschimese Ciukci come cane da traino per le slitte.

I Ciukci allevavano renne nell’entroterra Siberiano, e vivevano quasi esclusivamente dei derivati delle loro mandrie.

Le renne fornivano carne, latte, pellame e ossa, prodotti indispensabili perché le popolazioni indigene potessero sopravvivere agli inverni nella tundra Siberiana.

Una piccola parte della popolazione viveva invece in villaggi costieri, dove si sosteneva cacciando e commerciando balene, trichechi e foche.

Li chiamiamo villaggi, ma parliamo in realtà di piccoli accampamenti formati da qualche dozzina di tende e abitati da poche decine di pescatori e cacciatori.

Era però da queste piccole urbanizzazioni temporanee che dipendeva in parte la sopravvivenza dei villaggi dell’entroterra nel periodo invernale.

Riuscire a trasportare i prodotti deperibili attraverso la tundra e le montagne gelide in inverno e bollenti d’estate non sarebbe stato possibile senza l’aiuto dei coraggiosi Husky Siberiani.

I membri della tribù selezionavano gli animali con grande cura, accoppiando solo gli esemplari migliori, per esaltare le caratteristiche che rendevano questo cane idoneo al lavoro con la slitta.

I locali vivevano in una terra desolata e coperta di ghiacci, dove le condizioni di vita erano quasi insostenibili.

Il prezioso aiuto di questi cani era indispensabile per la continuità delle piccole comunità di allevatori e mercanti.

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In viaggio in Alaska

E gli animali erano così importanti che in caso di bisogno le donne allattavano i cuccioli al seno, e le temperature erano misurate in unità canine, ovvero quanti Siberian Husky servivano per mantenere caldi i bambini di notte.

Gli Husky venivano anche impiegati come cane da guardia, da caccia e da difesa e non solo per il traino delle slitte, ed erano anche ottimi baby sitter.

Le cose cambiarono all’inizio del 1700, quando le terre dei Ciukci furono invase e successivamente controllate dai Russi, che insieme alla guerra portarono un’epidemia di vaiolo che decimò le popolazioni locali.

Nel 1860 la Siberia si trovò ad affrontare anche una letale carestia, che fu causa della morte di un gran numero di esemplari di Husky sopravvissuti a tanti anni di patimenti.

Molti morirono di fame o di stenti, mentre altri furono addirittura uccisi per essere mangiati e sfamare i membri della comunità.

La razza rischiò l’estinzione, e fu salvata grazie alla passione per il gioco d’azzardo degli Americani che colonizzavano le frontiere del Nord in cerca di fortuna.

Il nostro Husky Siberiano fu infatti importato in Alaska, anche se inizialmente non per essere impiegato come cane da traino per le slitte per il trasporto di beni alimentari.

Era l’inizio del XX secolo, e in America erano i tempi della febbre dell’oro. Nascevano città e accampamenti in terre ostili, che si spostavano a seconda di dove venivano trovati i migliori giacimenti di metalli preziosi.

Gli avventurieri in cerca di ricchezza avevano bisogno di distrazioni, ed iniziarono a scommettere sulle corse dei cani da slitta.

La più importante si teneva una volta all’anno a Nome, una città costiera affacciata sullo Stretto di Bering. Si chiamava All Alaska Sweepstakes.

Era una gara su lunga distanza, che si svolgeva su un percorso di circa 400 miglia, per una durata media di 80 ore.

Nel 1909 un trafficante di pellame di nome William Goosak partecipò alla gara con una slitta trainata esclusivamente da Siberian Husky.

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La grande sfida tra i ghiacci

I locali della città di Nome non furono particolarmente impressionati da quei piccoli cani della Siberia, simili al lupo ma dal peso di soli 20 kg, che deridevano chiamandoli Ratti Siberiani.

Dati 100 a 1 dagli scommettitori, i cani di Goosak completarono con onore il percorso di oltre 400 miglia. Non vinsero il primo premio di ben $10.000, ma si piazzarono comunque terzi.

Si narra che la slitta trainata dai Siberian Husky sarebbe arrivata prima, ma che il conduttore fu pagato profumatamente dagli scommettitori per rallentare.

Se avesse vinto, con le scommesse date 100 a 1 avrebbe probabilmente fatto chiudere la banca locale e mandato in bancarotta gli scommettitori più ricchi.

Dopo questo eclatante successo l’interesse per la razza siberiana iniziò a crescere considerevolmente.

Fox Maule Ramsay, un giovane scozzese che si trovava a Nome per concorrere nella gara del 1909, la stessa estate si recò in Siberia e tornò con 60 esemplari purissimi pronti a concorrere l’anno successivo.

Creò tre squadre, una per i suoi due zii e una che tenne per sé. Non fu lui a vincere, ma uno dei suoi team, guidato da John “Iron Man” Johnson, un Finlandese Svedese di grande talento.

Il conduttore arrivò primo, con un tempo trascorso su pista di sole 74 ore, 14 minuti e 37 secondi, il miglior tempo di sempre per la 408 miglia che si tenne sul ghiaccio dell’Alaska fino al 1917.

Da quel momento il Siberian Husky iniziò ad essere apprezzato più delle razze locali, e la sua strada fu tutta in salita.

Nel 1913, Roald Amundsen, l’esploratore Norvegese che fu il primo uomo a raggiungere il Polo Sud, iniziò a pianificare una spedizione al Polo Nord per il 1914, insieme a due amici.

Nel 1914 Amundsen rinunciò al suo viaggio al Polo Nord a causa dell’inizio della prima guerra mondiale.

Uno degli amici, di nome Seppala, continuò ad addestrare gli Husky Siberiani, decidendo di iscriverli alle ultime quattro gare tenutesi negli anni 1914 , 1915 , 1916 e 1917.

Vinse con onore le ultime tre, ma successivamente l’entrata degli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale pose fine alla grande serie di corse. Il record del 1910 della slitta guidata dal team di John “Iron Man” Johnson resta tuttora imbattuto.

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Dal 1900 a oggi

Nel 1925, in seguito ad una epidemia di difterite a Nome, la città dove si teneva la gara originale, i cani furono impiegati per il trasporto di medicinali.

Il siero salvavita più vicino si trovava a oltre 600 miglia di distanza, e fu la staffetta di Siberian Husky predisposta per il recupero a permettere che il prezioso medicinale giungesse in tempo a destinazione.

Questa storia ha consacrato la razza dell’Husky Siberiano e viene ancora oggi ricordata come la corsa del siero.

Seppala diventò famoso per le sue imprese, e successivamente i suoi Husky Siberiani, nonostante il grande scetticismo, vinsero diverse gare importanti.

A seguito della prima gara del 1909 i Siberian Husky furono incrociati per migliorarne aspetto e prestazioni, fino a farli diventare i cani che conosciamo oggi.

Il riconoscimento ufficiale del Kennel Club Americano avvenne nel 1930, e da allora questa razza è diventata una delle favorite tra i cani da compagnia di tipo nordico.

Oggi il Siberian Husky non è più impiegato principalmente come cane da slitta, ma mantiene inalterato il suo coraggio, il suo spirito e la sua resistenza.

Questo cane agile nei movimenti, capace di grandi corse in velocità e dal grande cuore oggi vive prevalentemente in case e appartamenti, dove è diventato il compagno di vita di grandi e piccini.

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